Ceramica coreana

Definizione

Mark Cartwright
da , Tradotto da Margherita Lindner
Pubblicato il 25 ottobre 2016

Testo originale in inglese: Korean Pottery

Korean Celadon Maebyeong (by Korea History, CC BY-SA)
Korean Celadon Maebyeong
by Korea History (CC BY-SA)

La ceramica della Corea antica risale alla preistoria, quando semplici oggetti scuri venivano prodotti e decorati con incisioni geometriche. I vasai potevano beneficiare delle idee e delle tecniche dei loro corrispondenti cinesi e continuare a produrre le proprie opere, altamente ricercate, che comprendevano grés grigio, celadon blu e verde, ceramica buncheon e porcellana bianca. Tali ceramiche presentano un design innovativo e spaziano da bruciatori per incenso incredibilmente intricati alla sublime semplicità ed eleganza del vaso a forma maebyeong. La decorazione della ceramica coreana impiega piante, fiori e fauna, e riflette l’eredità religiosa del Paese, con prevalenza di motivi buddhisti e design confuciani minimalisti.

Ceramica preistorica

Le ceramiche coreane antiche del Neolitico, specialmente nella forma di ciotole marroni a base piatta o appuntita, entrambe con una decorazione incisa, mostrano un legame culturale con le comunità nella provincia del Lioming e nella penisola cinese del Liaodong. La decorazione più comune di questo periodo è l’incisione a zig-zag o a pettine che ha dato il nome ad un tipo di ceramica, la ceramica a pettine (chulmun). Alcuni recipienti mostrano incisioni a spirale quadrata mentre altri presentano decorazioni in rilievo realizzate pizzicando l’argilla.

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La ceramica coreana dell’Età del Bronzo tende ad essere priva di decorazione, le pareti sono più spesse, e c’è una maggior varietà di forme, principalmente vaporiere, scodelle con piede e giare con manici. Quando è presente una decorazione, essa ricopre meno il contenitore e prende talvolta la forma dei motivi incisi del periodo precedente o vede l’applicazione di strisce d’argilla. La ceramica levigata era nera (giare a collo alto) o rossa (piccole giare sferiche). Queste sono, nuovamente, segnale indicativo di un contatto con la Cina.

Korean Neolithic Pot
Korean Neolithic Pot
by Good friend100 (Public Domain)

La ceramica dell’Età del Ferro è di tipo grigio con decorazione a paletta e incisa, in particolare a tratteggio stretto. Una forma tipica di questo periodo è la giara a base rotonda con piede stretto e piccoli manici distintivi sul collo, dalla forma di corno. Un’altra forma interessante è la coppa quadrata appoggiata su un piedistallo e poi verniciata di nero. È chiaro che i vasai si stanno specializzando e stanno diventando più ambiziosi nei loro schemi e ornati, gettando le basi per i più raffinati recipienti e venire del periodo dei Tre Regni.

Grès grigio

Il grès grigio cotto ad alte temperature venne prodotto dai regni di Baekje, Gaya e Silla (poco è sopravvissuto della ceramica di Goguryeo) dal I secolo AEC fino al X secolo EC. Forme tipiche sono le coppe con gambo, scodelle a base larga (kobae), vasi a collo alto (changgyong ho), tazze col coperchio con una base a piede largo, note come kobae, tazze con corno, piedistalli (kurut pachim) usati per appoggiarvi grandi ciotole, alti vasi a sfera (talvolta con supporto perforato), lampade, coppe a campana che contengono piccolo frammenti di argilla all’interno di una sezione inferiore vuota in modo da tintinnare se sollevate, e contenitori figurativi con beccuccio raffiguranti animali, barche, templi, guerrieri a cavallo, e persino case. Le ceramiche erano decorate con incisioni, applicando in aggiunta pezzi di creta e ritagliando l’argilla per creare un effetto a reticolo.

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Il grès richiede alte temperature di cottura, e questa tecnologia era, senza dubbio, connessa alle fornaci necessarie per la produzione del ferro nella confederazione di Gaya, ricca di tale metallo. I ceramisti di Gaya trasmisero probabilmente questa innovazione al Giappone, dove il famoso grès sueki (o sue) sarebbe stato prodotto come risultato. I ceramisti di Baekje produssero anche terraglia (cotta a basse temperature), di color marrone chiaro. Tra le forme più diffuse vi erano giare tondeggianti, contenitori a piede, treppiedi e tegole.

Silla Ceramic Warrior
Silla Ceramic Warrior
by 대한민국 정부 (CC BY)

Mentre il periodo dei Tre Regni fa spazio al periodo di Silla unificato (663-935 EC), la ceramica coreana inizia a mostrare una marcata influenza dal Buddhismo. La cremazione necessitava la fabbricazione di urne per le ceneri e motivi buddhisti a stampaggio, quali boccioli di loto, fiori di loto e nuvole prevalgono nella decorazione. La ceramica ad uso quotidiano veniva lasciata senza decorazione, eppure alcuni pezzi particolari mostrano una densità di ornamenti decisamente superiore a prima e si trovano persino alcune figure umane, come musicisti che suonano la kayagum (cetra). È inoltre presente il primo smalto di cenere, che si svilupperà nelle successive ceramiche celadon del periodo Goryeo.

Celadon

La popolarità e la stima con la quale i celadon erano tenuti in considerazione sono attestate dalla loro presenza nelle tombe reali coreane.

Le ceramiche celadon prodotte durante la dinastia Goryeo (918-1392 EC) vengono considerate tra i prodotti ceramici più fini ed eleganti mai prodotti al mondo. Sono caratterizzate dalla loro lucentezza verde chiaro che richiama la giada, e da uno smalto super liscio. Inizialmente prodotto in Cina, il celadon acquisisce popolarità in Asia ed in particolare in Corea a partire dal IX secolo EC, quando cresce il contatto con la dinastia Song. Può essere che l'associazione del colore alla preziosa giada rappresentasse un'ulteriore ragione per il successo del celadon. Il colore verde è ottenuto dalla cotture dell'argilla in un forno ad atmosfera riducente (riduzione dell'ossigeno) con smalto contenente una piccola percentuale di ossido di ferro (cheolwha). Il metodo dona una superficie estremamente lucida al contenitore finito, nonostante numerose crepe sottili nello smalto siano tipiche, persino desiderabili.

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Inizialmente, i prodotti coreani erano alquanto rozzi, ma verso il XII secolo EC le ceramiche celadon coreane divennero persino più pregiate di quelle prodotte in Cina. La popolarità e la stima con la quale i celadon era tenuti in considerazione sono attestate dalla loro presenza nelle tombe reali coreane. Con l’invasione della penisola da parte dei Mongoli, e la distruzione sistematica dei laboratori nel XII secolo EC, la produzione dei celadon venne purtroppo interrotta.

Dragon-turtle Celadon
Dragon-turtle Celadon
by National Museum of Korea (CC BY)

Vasi, giare e ciotole erano le forme più diffuse per i celadon e la forma per eccellenza era il vaso alto dalla base piccola e dal collo bombato, conosciuto come maebyeong. I ceramisti produssero anche una miriade di altri oggetti come cuscini in ceramica, brocche nella forma di monaci o creature mitologiche dei drago-pesci, bruciatori per incensi con in cima una figura animale attraverso la bocca della quale usciva l’incenso, astucci per il trucco, anfore rituali (kundike, usate per aspergere acqua durante le cerimonie buddhiste) e persino coppi erano tutti eseguiti con la raffinatezza dei contenitori più classici.

I contenitori erano decorati con motivi in alto- o basso rilievo, specialmente decori floreali, viti e volatili come uccelli acquatici. Molti motivi decorativi, specialmente gru e nuvole, erano associati al Buddhismo. Contenitori lasciati senza decorazione hanno spesso un decoro lineare inciso su di essi, mentre altri presentano un intarsio molto intricato di creta nera, rossa, marrone e bianca, prodotti con l’uso di una tecnica presente unicamente in Corea, detta sanggam. In questo caso la decorazione è incisa sulla superficie e gli intarsi sono aggiunti prima di applicare un ingobbio traslucido. Alcuni oggetti più tardi vennero intarsiati addirittura con oro. Gli intarsi sono così rifiniti e l’abilità tecnica di un così alto livello che sul contenitore finito appaiono come pennellate. L’aggiunta di un colore rosso scuro, ottenuto usando un sotto-smalto di rame (il primo caso del genere nel mondo della ceramica) per evidenziare una decorazione o come delineatura, si diffuse nel tardo periodo dei celadon coreani. Un altro effetto decorativo frequente era l’aggiunta di forme a stampo che potevano poi venir eventualmente trasformati in traforati.

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Ceramiche buncheong

I manufatti buncheong, ceramiche verde-blu ricoperte con ingobbio bianco, sono i lasciti più pratici della Corea alla ceramica mondiale. Prodotti nel XV e XVI secolo EC durante la dinastia Joseon (1392-1910 EC), erano inizialmente molto simili ai celadon. A differenza di altri tipi di ceramica coreana, i buncheong erano prodotti da botteghe di ceramica non controllate dallo stato ed in tal modo divennero più eclettici e influenzati dalle preferenze regionali e dai desideri della gente comune che commissionava i loro manufatti. Tra le forme diffuse troviamo i vasi maebyeong, vasi tondeggianti a collo alto, cilindri con un singolo beccuccio superiore, e bottiglie piatte a forma di tartaruga con un piccolo beccuccio laterale. Tutti questi avevano un uso pratico casalingo.

Korean Buncheong Bottle
Korean Buncheong Bottle
by Wmpearl (Public Domain)

I motivi decorativi delle ceramiche buncheong divennero ben più intensi di quelli usati sui celadon, per via della maggiore superficie utilizzata. I decori venivano incisi nell’ingobbio bianco (jonhwa) o scolpiti nell’argilla con uno strumento appuntito e poi riempiti con ingobbio bianco prima della cottura. Talvolta venivano usati stampini (inhwa) per imprimere delle semplici decorazioni geometriche (specialmente nel sud-est) o venivano applicati con un pennello (kwiyal) usando un sotto-smalto marrone all’ossido di ferro, particolarmente diffuso nelle provincie centrali. Infine, argilla bianca o rossa poteva essere inserita in un decoro o scolpita (tecnica sanggam usata con i celadon). Accanto a forme geometriche, le decorazioni utilizzano normalmente peonie (simbolo di ricchezza), uccelli e punti. Coppie di pesci sono particolarmente comuni, in quanto rappresentano buona fortuna, fertilità e felicità.

Maksabal & onggi

Una categoria o sottoprodotto dei buncheong era l’umile ciotola maksabal, che utilizzava argilla non ritenuta abbastanza buona per la produzione buncheong. Maksabal significa “ciotola da usare subito”, ad indicare la sua scarsa qualità, ma che era, nonostante tutto, un modo attraverso il quale i ceramisti potevano esprimere la loro maestria liberamente. Un altro tipo di contenitore ordinario di natura puramente funzionale erano i vasi di stoccaggio onggi e i recipienti di cottura. Quelli per lo stoccaggio avevano coperchi, e a causa delle impurità presenti nella creta di bassa qualità, minuscoli fori si formavano nei contenitori attraverso la cottura. Questi piccoli fori permettevano all’aria di circolare, e per tale motivo gli onggi venivano usati per conservare cibi quali la salsa di soia e la pasta di pesce. Gli onggi, venivano sovente interrati nel suolo e usati come gabinetti. Spesso erano decorati con decise curve create dal ceramista con l’uso dei pollici, sullo smalto ancora fresco.

Korean Onggi Jars
Korean Onggi Jars
by Mary Molinaro (CC BY-ND)

Porcellana bianca

La porcellana bianca (paekcha) venne prodotta anche durante la dinastia Joseon e venne a rimpiazzare la ceramica buncheong in popolarità, specialmente in seguito alla distruzione di molti laboratori di ceramica durante l’invasione giapponese nel tardo XVI secolo EC. La porcellana bianca era in produzione in realtà già dal IX secolo EC, ma fu in questo periodo che la sua manifattura venne definitivamente perfezionata, così da essere sia più sottile che più resistente di qualsiasi delle precedenti ceramiche coreane, più biancha che mai, e con uno smalto particolarmente liscio. Uno dei maggiori centri di produzione era Bunwon a Gwangju, dove vennero rinvenuti 330 forni, ma tale era la popolarità della porcellana bianca che botteghe di ceramica sorsero in tutto il Paese per venire incontro alla domanda. La sua importanza era tale che la produzione di porcellana finì coll’essere permessa esclusivamente nei forni ufficialmente riconosciuti dallo stato e la sua qualità è evidenziata dalla sua apparizione nella lista dei tributi per la dinastia dei Ming.

Comuni erano bottiglie sfaccettate, vasi a forma di pera, giare tarchiate tondeggianti con coperchio, giare di luna (chiamate così per via della loro forma), porta pennelli, lastre per epitaffi, e brocche zoomorfe o fitomorfe. Talvolta le forme erano deliberatamente asimmetriche, cosa che si nota specialmente nelle giare di luna, e costituiscono un segno distintivo della ceramica coreana da quella cinese o giapponese.

Korean White Porcelain Bottle
Korean White Porcelain Bottle
by National Museum of Korea (CC BY)

Il decoro minimalista sulla porcellana bianca coreana riflette l’austera semplicità del Confucianesimo, osservato dalla classe dirigente di Joseon, nonostante esempi anteriori siano più carichi come nella porcellana cinese blu e bianca del tempo. Le decorazioni comprendono fiori (in modo particolare fiori di loto, orchidee e crisantemi), piante, bambù (simbolo di integrità poiché cresce retto e verace), erba, viti, salici piangenti, pruni, uccelli, daini, draghi e nuvole, e sono solitamente intarsiati al modo dei celadon. Il blu (inizialmente ottenuto col cobalto e poi con un surrogato più economico conosciuto come “blu di Maometto”) e il marrone (ottenuto dall’ossido di ferro) applicato sotto-coperta, erano i colori più comunemente usati per riprodurre le decorazioni.

Eredità

Nel tardo secolo XVI EC molti ceramisti e artisti coreani vennero prelevati con forza e portati in Giappone, a seguito dell’invasione di quest’ultimo della penisola coreana, in un conflitto ricordato talvolta come “la guerra dei ceramisti”. Questi artisti, già ammirati per la loro porcellana bianca, avrebbero avuto un’influenza significativa sui prodotti Satsuma giapponesi. L’antica ceramica coreana è viva ancora oggi; laboratori moderni che usano metodi tradizionali producono ancora ceramiche celadon, specialmente nei 16 forni di Gangjin, dove si tiene un festival annuale dei celadon. Nel frattempo, i celadon originali, in modo particolare, attraggono ancora l’enorme interesse dei collezionisti e possono essere venduti all’asta a prezzi più elevati di qualsiasi ceramica prodotta al mondo.

This content was made possible with generous support from the British Korean Society.

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Info traduttore

Margherita Lindner
Sono una ceramista professionista italo tedesca, con uno studio triennale in lingua e cultura coreana. Ho vissuto tra l'Italia, la Germania, l'India e la Corea del Sud, e sono appassionata di storia dell'Arte asiatica e di Religioni.

Info autore

Mark Cartwright
Mark is a history writer based in Italy. His special interests include pottery, architecture, world mythology and discovering the ideas that all civilizations share in common. He holds an MA in Political Philosophy and is the Publishing Director at AHE.