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Il teatro elisabettiano

Definizione

Mark Cartwright
da , Tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro
Pubblicato il 12 giugno 2020
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Testo originale in inglese: Elizabethan Theatre

Globe Theatre Model (by Yair Haklai, CC BY-SA)
Globe Theatre Model
by Yair Haklai (CC BY-SA)

Con il termine Teatro elisabettiano, talvolta designante l’intero Teatro rinascimentale inglese, ci si riferisce al particolare stile di rappresentazione teatrale fiorito durante il regno di Elisabetta I d’Inghilterra (r. 1558 – 1603 EC) e continuato sotto i suoi successori Stuardi. Il teatro elisabettiano testimoniò l’ascesa della figura dell’attore professionista, appartenente a compagnie teatrali itineranti, e che si esibiva in spettacoli dai copioni in endecasillabi sciolti (il più vicino corrispettivo italiano del “blank verse” inglese — N.d.T.) circa tematiche d’intrattenimento non religiose. La prima playhouse permanente appositamente costruita sorse a Londra nel 1576 EC, e numerosi altre celermente seguirono — tanto che il teatro di puro intrattenimento si affermò quale vera e propria fiorente industria. I teatri con programmi constanti rappresentazioni giornaliere diedero origine ad altrettanto permanenti compagnie d’attori, le quali, non essendo più loro necessario viaggiare, poterono dedicare ed investire più tempo e denaro nell’allietamento di un pubblico d’ambo i sessi e trasversale alle classi sociali. L’autore più celebre del periodo fu William Shakespeare (1564 – 1616 EC), i cui lavori poliedrici per tema (storia, amore, vendette, assassinii, commedia, tragedia) vennero inscenati al famoso Globe Theatre a Londra.

Elisabetta I e le Arti

L’età elisabettiana vide tutte le arti prosperare, ma fu forse l’arte performativa quella del periodo che offerse il contributo più significativo e durevole all’Inghilterra e al mondo intero. La stessa regina era appassionata di rappresentazioni e spettacoli, spesso tenuti presso le sue residenze reali. Elisabetta curò minuziosamente la sua immagine di regina vergine che aveva sacrificato la vita personale per più proficuamente concentrarsi sul bene della gente; il teatro era in quest'ottica uno dei mezzi onde proiettare la gloria sua e della famiglia, i Tudor. Ella altresì finanziò e patrocinò attivamente artisti e drammaturghi.

Ovviamente, non furono gli autori del tempo ad inventare il teatro — arte, com’è noto, ideata e performata già dagli antichi greci nel VI secolo AEC (avanti Era Comune). L’Inghilterra medioevale aveva visto affermarsi i morality plays e mystery plays (“Moralità” è “Misteri”, generi teatrali non in latino, circa tematiche religiose, sovrannaturali, allegorico-didascaliche — N.d.T.) performati da attori anche durante le festività e le cerimonie religiose. C’erano inoltre le Masques (“Mascherata”), sorta di pantomime in cui attori mascherati, indossando costumi stravaganti, cantavano, danzavano, e recitavano poesia davanti a un fondale scenografico dipinto. A lungo andare, città in tutta Inghilterra presero a finanziare queste rappresentazioni pubbliche che coinvolgevano anche musici, saltimbanchi, e giullari, e che anzi seguitarono anche dopo che il teatro propriamente detto si fu imposto.

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Procession of Shakespearean Characters
Procession of Shakespearean Characters
by Unknown Artist (Public Domain)

L’età elisabettiana vide questi attori e artisti performativi diventare vero e proprio corpo di intrattenitori professionisti. Le prime compagnie professionali d’attori furono patrocinate dalla regina, dai nobili, e da chiunque fosse sufficientemente facoltoso onde investire in intrattenimento. È opinione che fu anche grazie allo Scisma anglicano della Riforma protestante che i copioni poterono interamente e finalmente liberarsi dai temi religiosi e dalla connessione con annesse festività; il teatro profano comportò cionondimeno nuove sfide, ed Elisabetta, ravvedendosi di quanta influenza quest’arte popolare riusciva ad esercitare sulla politica e l’opinione pubblica, bandì tutte le rappresentazioni non autorizzate nel 1559 EC — negli anni '70 del '500, anche i cicli di sacre rappresentazioni furono banditi. Di fatto, il controllo della corona sul teatro ebbe lungo seguito, dal 1572 EC venendo ai soli nobili permesso di patrocinare e finanziare compagnie di attori professionisti; e dal 1574 EC fu inoltre necessario queste compagnie ottenessero una licenza.

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Persino le opere più popolari non venivano inscenate che una manciata di volte all’anno, siccome i teatri cercavano di sollecitare e intrattenere una regolare clientela.

L’allontanamento da ormai divisivi temi religiosi condusse gli autori ad esplorarne altri, e la loro immaginazione poté esprimersi senza restrizioni. In conseguenza a un periodo in cui il sentimento nazionalista Inglese ebbe preso a svilupparsi come mai prima, e in combinazione con l’interesse umanistico nell’antichità greco-romana, soggetti storici divennero particolarmente popolari presso i nuovi drammaturghi. Il controllo mecenatistico della corona sul teatro continuò durante il regno del successore di Elisabetta, Giacomo I Stuart (r. 1603 – 1625 EC), il quale fondò tre compagnie di attori professionisti (il termine usato era playing company).

Attori professionisti e teatri

La prima compagnia con licenza professionale fu patrocinata dal favorito di corte di Elisabetta, Robert Dudley, I conte di Leicester (1532 – 1588 circa EC). Col nome di Leicester’s Men, essi ottennero la licenza nel 1574 EC, e andavano in tour per il Paese esibendosi presso i palazzi signorili. Ovviamente, la necessità di palcoscenici appropriati e attrezzati onde meglio far colpo sul pubblico condusse presto alla costruzione dei primi teatri fissi. Nel 1576 EC, Londra ebbe la sua prima playhouse permanente appositamente costruita, fondata dall’attore James Burbage (1530 – 1597 EC circa), e semplicemente nota come the Theatre — quantunque erano già precedentemente stati adattati spazi presso diversi edifici con ponteggi e palcoscenici, come per il Red Lion nel 1657 EC. Sito lungo la Holywell Street del quartiere londinese di Shoreditch, the Theatre era un ambiente chiuso in legno e privo di tetto nel centro, e accoglieva un pubblico sia di cortigiani che di individui comuni. The Theatre ebbe un tale successo che altri ne furono costruiti, a cominciare dal the Curtain. Burbage aprì un secondo teatro a Londra, il Blackfriars, rifunzionalizzando un monastero domenicano abbandonato. Ci furono altresì il the Rose (1587 EC) e il the Swan (1595 EC), e il business del teatro crebbe decisivamente anche grazie all’incoraggiamento di Elisabetta affinché i nobili restassero a corte: costoro, risiedendo nella capitale, garantirono una pronta presenza di pubblico. Altre città seguirono la moda, dotandosi presto di loro teatri — anzitutto Bath, Bristol, Norwich, e York. Al tempo degli Stuardi, le playhouse ormai offrivano diverse rappresentazioni (tipicamente pomeridiane) ogni giorno, ad un pubblico di intenditori uomini e donne accorrenti per sempre nuovi intrattenimenti. Persino le opere più popolari non venivano inscenate che una manciata di volte all’anno, siccome i teatri cercavano di sollecitare e intrattenere una regolare clientela

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Elizabethan Stage, the Swan Theatre
Elizabethan Stage, the Swan Theatre
by Aernout van Buchel (Public Domain)

Con il successivo e continuo sviluppo del mondo teatrale, attori e drammaturghi furono progressivamente liberati dalle restrizioni e dagli obblighi che il patrocinio nobiliare implicava. Ma la playhouse che sarebbe diventata famosa in tutto il mondo fu senz'altro the Theatre, in particolare quando, dopo il 1599 EC, fu trasferita lungo la sponda meridionale del Tamigi e ribattezzata Globe Theatre.

Il Globe aperse i battenti sotto la proprietà dei figli di Burbage e di alcuni membri della compagnia dei Chamberlains’ Men — uno di questi investitori fu William Shakespeare, cui, con altri attori e drammaturghi, spettava metà del proventi, mentre l’altra era utilizzata per pagare attori secondari, musici, costumi e far fronte ai costi di manutenzione. L’apertura di teatri permanenti fu dunque cruciale nel significare, per compagnie precedentemente girovaghe, più solide basi finanziarie onde produrre e inscenare più numerose e maggiormente raffinate performance; esse potevano ora vantare dodici o più membri permanenti (attori principali) e una serie di ragazzi e apprendisti (attori di riserva e per parti secondarie), nonché musici, scrittori, artisti e copisti.

Nel 1592 EC, William Shakespeare si unì ai Chamberlain’s Men, e divenne membro importante del personale permanente del Globe.

La struttura del Globe era in legno, di forma piuttosto circolare, e priva di copertura al centro; era alta 12 e aveva un diametro di 24 metri; i tre ordini di gallerie circolari interne avevano una capacità di circa 2000 posti a sedere. Il teatro prese il suo nome da una parte sferica del tetto, recante la dicitura, in latino, del famoso verso shakespeariano “Tutto il mondo è un palcoscenico” (“All the world's a stage”, da As You Like It). Il palcoscenico del Globe era rettangolare, largo 12 metri e riparato da una tettoia; su di esso potevano esibirsi fino a quasi 12 attori contemporaneamente. Dietro il palco curvava la galleria, in una sua sezione che poteva ospitare altro pubblico seduto o essere usata quale parte importante nell’azione scenica — ad esempio nella scena del balcone, in Romeo e Giulietta. Si poteva sorprendere il pubblico con astuzie tecniche quali la calata di attori imbracati a cavi o loro apparizioni e sparizioni grazie a botole nell’assito del palcoscenico.

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La seconda metà del XVII secolo conobbe alcuni importanti sviluppi. Le donne poterono recitare in ruoli femminili (precedentemente rivestiti da ragazzi), e grandi scenografie a fondali dipinti (incorporanti di sovente visioni prospettiche) venivano fatte scorrere lungo dei binari dentro e fuori scena. Un altro mutamento vide i programmi estendersi e ripetere la stessa rappresentazione per diversi giorni — uno sviluppo certo gradito agli attori con memoria breve. Veniva infine a stabilirsi un modello performativo che è restato in vigore fino ai giorni nostri

William Shakespeare
William Shakespeare
by Unknown Artist (Public Domain)

William Shakespeare

William Shakespeare è diventato uno degli autori più celebri della Storia. Nato a Stratford-upon-Avon nel 1564 EC, non divenne noto nel mondo teatrale che nel 1592 EC; due anni dopo si unì ai Chamberlain’s Men, e, come detto, divenne membro importante del personale permanente del Globe, carica che avrebbe rivestito lungo tutta la sua carriera. Il Bardo produsse in media due opere all’anno, scrivendone 37 in totale; la datazione di questi lavori è problematica poiché di nessuno ci è sopravvissuto il manoscritto originale, e gli storici hanno tentato controlli incrociati con il loro contenuto e altre prove documentarie onde cronologicamente collocarli. Le opere vengono consuetudinariamente divise in quattro gruppi: le commedie, i drammi romanzeschi (romances, nell’originale; in riferimento a Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno e La tempesta — N.d.T), i drammi storici, e le tragedie. I testi, come in molti altri coevi lavori, mischiano giuochi di parole e riferimenti satirici alla politica contemporanea con racconti d’amore, di atti efferati di vendetta e assassinio, di storia, di eventi romanzati, e una buona dose di sciovinismo.

Si è generalmente concordi nel riconoscere l’Enrico VI parte prima (1589 EC circa) quale prima opera di Shakespeare — tra le sue più note spiccano: Sogno di una notte di mezza estate (1596 EC circa), incentrata sulle nozze tra l’eroe greco Teseo e l’amazzone Ippolita; Enrico V (1599 EC circa), contenente una riscrittura romanzata del solenne discorso del re alla battaglia di Azincourt del 1415 EC; Amleto (1601 EC circa), a proposito della vendetta dell’eponimo principe danese contro lo zio maligno; e Macbeth (1606 EC), in cui il re scozzese eponimo sprofonda nella follia dopo aver ceduto a una smania omicida.

Altri autori e attori

Sotto i monarchi Stuardi, divenne di redditizio uso comune stampare le sceneggiature delle opere teatrali, anche se originariamente pensate quali meri copioni per la messa in scena. Circa 800 sceneggiature sopravvivono dal XVI e XVII secolo, quantunque non sia questa che piccola proporzione di quelle prodotte all’epoca. Dopo Shakespeare, l’autore elisabettiano più famoso e apprezzato fu Christopher Marlowe (1564 – 1593 EC). La sua prima opera, Tamerlano il Grande, messa in scena nel 1587 EC, fu d’enorme successo, e raccontava l’epica storia di Timur, fondatore dell’impero timuride in Asia centrale (1370 – 1507 EC); e seguirono altri successi, come La tragedia di Didone, regina di Cartagine. Ma, come molti drammaturghi e poeti coevi, Marlowe era incline a bagordi e gozzoviglie, e una rissa in una taverna si concluse con la sua morte. Tuttavia, siccome Marlowe lavorava come spia per il governo, alcuni hanno ipotizzato sarebbe piuttosto morto assassinato.

Il terzo più noto autore del periodo fu Ben Jonson (1572 – 1637 EC). Sottraendosi e scampando a una già prefissatagli carriera da muratore apprendista, la sua prima opera, L’isola dei cani (1597 EC) ebbe successo ma gli causò guai con le autorità, che credettero incitasse alla ribellione. Uscito dopo un breve periodo in prigione, Jonson uccise un attore durante un alterco e finì di nuovo in carcere. Rilasciato una seconda volta, si concentrò su ciò per cui aveva talento, e scrisse una serie di opere di successo, molte delle quali inscenate al Globe. L’opera di Jonson include anche poesia, mascherate, e un cospicuo corpus di critica letteraria.

I migliori attori poterono ovviamente farsi un nome nel nuovo genere. Figura prominente fu l’attore comico Richard Tarlton († 1588 EC), il quale fu anche giullare di corte capace di far ridacchiare la stessa Elisabetta — finché le sue freddure non si spinsero troppo oltre, ridicolizzando alcuni nobili favoriti della regina. Di versatile talento, Tarlton fu tra i cofondatori della compagnia dei Queen’s Men, e scrisse spettacoli di successo, il più popolare dei quali fu Seven Deadly Sins del 1585 EC. Il più celebre personaggio tarltoniano fu una sorta di Charlot alla Chaplin ante litteram: un ometto in calzoni sovramisura recante un lungo bastone.

Critica e lascito

Il nuovo teatro non mancò certo di critici. I puritani, sempre più influenti nella società elisabettiana dal 1590 EC, si opposero agli spettacoli teatrali, ritenuti un intrattenimento frivolo; soprattutto i temi amorosi, o di vendetta e assassinio vennero da costoro considerati inappropriati per il pubblico medio e capaci di corromperne le menti — non diversamente da quanto afferma una certa critica contemporanea circa il cinema violento. Inoltre, i puritani consideravano gli stessi teatri essere luoghi sgradevoli dove solo oziosi, immorali e criminali elementi della società solevano riunirsi.

Per la verità, gli stessi residenti nelle vicinanze delle cui abitazioni sorsero teatri non furono spesso particolarmente felici di averne uno in prossimità, a cagione degli schiamazzi e dei raggruppamenti plebei che di sovente comportavano; questo fu uno dei motivi per cui il the Theatre fu trasferito e trasformato nel Globe Theater. Anche datori di lavoro deprecarono i teatri, dove i dipendenti presero a sgattaiolare durante le ore lavorative onde assistere agli spettacoli consuetudinariamente diurni; preoccupazioni che sollecitarono e raccolsero inoltre petizioni ai borgomastri, e pressioni di questi ultimi su membri del Parlamento perché gli spettacoli teatrali venissero limitati. Ciò spiega perché i primi teatri vennero costruiti nei sobborghi delle città, lontano dalla diretta giurisdizione amministrativa. I biglietti erano poco costosi (a partire da 1 penny l’uno — meno di un Euro), e il recarsi agli spettacoli divenne tanto popolare abitudine da risultare d'ardua repressione anche quando i puritani guadagnarono prominenza a metà XVII secolo e fecero chiudere e bandire tutti i ritrovi pubblici dal 1642 EC. Con la restaurazione monarchica del 1660 EC, i teatri furono riaperti e le compagnie immediatamente ricomposte.

Un’ulteriore sfida posta al teatro fu quella concernente la salute pubblica: quando un’ondata di peste colpì Londra nel 1592 EC, tutte le playhouse dovettero essere chiuse per un anno. Molti borgomastri cercarono di impedire gli assembramenti pubblici, e persino pagarono compagnie perché non si esibissero durante le ondate epidemiche. I teatri, in quanto strutture lignee, rischiavano inoltre incendi devastanti; il Globe, ad esempio, dovette esser ricostruito nel 1614 EC, quando un colpo di cannone (esploso durante un'esibizione a mo' d'effetto scenico) appiccò fuoco alla tettoia.

Nonostante le avversità, tuttavia, il Teatro elisabettiano pare fu particolarmente celere a costituirsi importante e duratura parte della cultura letteraria e popolare inglese. Ad esempio, già nel 1623 EC venne stampato il First Folio contenente 36 dei drammi shakespeariani; altre edizioni gli sarebbero seguite lungo tutto il XVII secolo, e una prima collezione adeguatamente curata dal punto di vista editoriale fu pubblicata nel 1709 EC. Shakespeare séguita a essere instancabilmente letto in tutto il mondo, e la sua opera non cessa di interessare i registi cinematografici. Come il collega Ben Jonson scrisse nella sua prefazione al Fisto Folio, la stella shakespeariana del teatro elisabettiano è “non di un’era soltanto, ma per tutti i tempi” (Wagner, 275).

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Info traduttore

Alfonso Vincenzo Mauro
Interprete e traduttore a Vietri sul Mare (SA). Condirettore del festival di cultura 'La Congrega Letteraria', a Vietri sul Mare. Corso di laurea in Storia, Universita' degli Studi di Napoli 'Federico II'.

Info autore

Mark Cartwright
Mark is a history writer based in Italy. His special interests include pottery, architecture, world mythology and discovering the ideas that all civilizations share in common. He holds an MA in Political Philosophy and is the Publishing Director at AHE.