Minoici e Micenei: due civiltà dell’età del bronzo

Articolo

Kelly Macquire
da , Tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro
Pubblicato il 24 settembre 2020

Testo originale in inglese: The Minoans & Mycenaeans: Comparison of Two Bronze Age Civilisations

L’età del bronzo egea, nel Mediterraneo orientale, constò di diverse e potenti entità, tra le quali ricordiamo i minoici a Creta, i micenei nella Grecia continentale, e i ciprioti a Cipro; queste culture sono sovente esaminate separatamente, così però tralasciando le ampie influenze interculturali che intesserono. Gli stessi minoici e micenei vengono narrati secondo una percezione diacronica che pone i secondi in assoluta posterità rispetto ai primi, laddove invece il dominio sull’Egeo si trasferì dai cretesi agli elladici nel corso di alcune centinaia di anni. Il declino dell’influenza minoica e l’ascesa del dominio miceneo sono stati analizzati e riferiti alle attestazioni archeologiche, e la stretta connessione tra le due culture è testimoniata da somiglianze architettoniche nella costruzione dei complessi palaziali, rituali nelle pratiche di sepoltura, e relazionali nella trasmissione di linguaggi iconografici e nello scambio di beni tra Creta e la Grecia continentale.

Some Active Trade Routes in the Bronze Age Mediterranean
Some Active Trade Routes in the Bronze Age Mediterranean
by Kelly Macquire (CC BY-NC-SA)

Commercio

L’atto del commerciare implica il trasferimento di merci e individui, il quale a sua volta comporta l’esposizione a credenze e pratiche di e tra culture diverse. Rinvenimenti portati alla luce presso i siti palaziali e le sepolture d’ambo minoici e micenei mostrano le loro estese connessioni, attraverso il commercio, con le altre civiltà del mondo antico, inclusi l’Egitto, Cipro e il Vicino Oriente; ma essi stessi ebbero tra loro contatti considerevolmente frequenti. L’élite a Micene dava sfoggio di beni stranieri ed esotici — espressione di status symbol che ritroviamo nei corredi delle tombe ad asta; ed è grazie ad essi che possiamo riconoscere e ricostruire l’andamento della preferenza greca per artigianato e iconografia cretese.

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I minoici potrebbero di fatto essersi costituiti intermediari tra i micenei ed altre culture, come l’Egitto.

Rinvenimenti archeologici presso i siti di Micene e Pilo indicano come i minoici potrebbero di fatto essersi costituiti intermediari tra i micenei ed altre culture, come l’Egitto, in virtù delle loro fitte reti commerciali. Bryan E. Burns, archeologo statunitense e professore di studi classici al Wellsley College così commenta questa teoria: “Non solo la Creta minoica appare quale primaria provenienza degli articoli di prestigio rinvenuti nelle tombe ad asta [micenee], ma molti altri oggetti e materiali importati dal Mediterraneo orientale sembrano altresì essere giunti per mezzo di intermediari minoici” (76). Ciò è ad esempio corroborato da reperti quali le uova di struzzo: note nell’artigianato egizio, ma rinvenute in sepolture micenee aventi decorazioni minoiche, suggerenti di fatto una “interferenza” cretese prima della sepoltura con un membro dell’élite tardo elladica.

La nostra comprensione del commercio d’età del bronzo e della sua rete di relazioni è altresì considerevolmente informata dai numerosi relitti rinvenuti dall’Archeologia subacquea. In conseguenza al capovolgimento delle navi, i materiali organici trasportati a bordo si sono conservati in acqua meglio di quanto se fossero stati seppelliti. Il celebre relitto di Uluburun affondò a sud della costa anatolica ed è databile tra il tardo XIV e l’alto XIII secolo AEC; l’imbarcazione trasportava oggetti e materie prime provenienti da Egitto, Cipro, Grecia continentale, Creta, e dal Levante, e la datazione è stata aiutata dall’analisi del vasellame.

Ostrich Egg Rhyton
Ostrich Egg Rhyton
by Schuppi (CC BY-SA)

Arte e artigianato

Poiché i minoici furono cultura più antica, è consequenziale considerare l’influenza da loro esercitata sui micenei, piuttosto che il contrario; essi sono noti per la qualità e l’intricatezza realizzativa della loro produzione fittile e artigianale in genere; e la provenienza cretese di e l’influenza minoica su molti oggetti dei corredi funebri della Grecia continentale suggeriscono la domanda fosse alta presso l’élite della società micenea. Non solo gli elladici predilessero l’artigianato minoico, ma altresì ne incorporarono i motivi iconografici (come quello del polpo e altre decorazioni marine) accanto ai propri, di stile geometrico. I minoici erano rinomati per le decorazioni più libere e scorrevoli, con preferenza per motivi fitomorfi e marini.

Il migliore esempio del contrasto tra gli stilemi artistici minoici e micenei è riscontrabile nelle due tazze auree rinvenute nella tomba a tholos di Vafio (Laconia, Grecia), Tardo Elladico II (1500 – 1400 AEC): esse possono a prima vista sembrare identiche, ma ad una più attenta analisi non solo rappresentano due scene interamente diverse ma comportano due stili artistici differenti, suggerenti due diversi artigiani. Pare quasi che lo stesso input iconografico del toro catturato e domato, magari ideato da un unico individuo, sia stato da due diversi artisti realizzato: la cosiddetta “tazza tranquilla” con la scena del toro mansueto, di mano d’un cretese; la “tazza violenta” col toro infuriato, di un greco. La scena del toro mansueto è meglio e con più liberalità eseguita, e il manico posto all’estremità superiore della decorazione sembra un’aggiunta successiva; ciò in conformità con la preferenza minoica per rappresentazioni e decorazioni più scorrevoli, e, in ultima analisi, a testimonianza della loro superiore maestria artigianale.

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Minoan Vase in Marine Style
Minoan Vase in Marine Style
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Sovente, la qualità dei reperti rinvenuti in sepolture elladiche ne suggerisce una fattura minoica per committenza continentale — supposizione corroborata dai pugnali intarsiati, e rappresentanti scene di caccia, i quali sono realizzati con tale maestria da ritenerli di mano di artigiani cretesi. Il recente scavo della Tomba del guerriero del grifone a Pilo, guidato dagli archeologi Jack Davis e Sharon Stocker, ha aggiunto centinaia di reperti da corredo funebre d’élite al corpus già ascritto a Pilo. Una delle più dettagliate rappresentazioni di scene con guerrieri dell’intero mondo egeo è stata rinvenuta in questa sepoltura: la cosiddetta Agata del guerriero di Pilo, ritenuta di fattura tardo cretese per una committenza continentale.

Architettura

I centri cittadini micenei erano, similmente quelli cretesi, spazi comuni per la ridistribuzione di beni, e constavano di aree per lo stoccaggio di olio e cereali e ambienti per specifiche attività artigianali.

I centri palaziali cretesi non erano dei palazzi nell’accezione moderna, ma piuttosto fulcri economico-amministrativi, cultuali, e mercatali. I palazzi erano delle strutture imponenti, e, tra i siti principali, a Cnosso sorgeva quello più ampio — l’unico a conservare il suo splendore dopo le diffuse distruzioni del 1700 AEC. Sorprendente caratteristica a Creta è l’assenza di fortificazioni intorno ai centri palaziali, il che ha incoraggiato speculazioni circa una relativa pacificità di minoici altresì non timorosi di attacchi da parte di forze esterne. Poiché il sistema di scrittura adottato dai minoici, il Lineare A, non è ancora stato decifrato, ciò che può essere dedotto circa la funzione dei palazzi si basa interamente sulle attestazioni archeologiche.

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I centri palaziali micenei, quantunque simili a quelli minoici, erano di dimensioni più modeste e comunque quasi tutti pesantemente fortificati; fa eccezione Pilo, il cui cosiddetto Palazzo di Nestore consta di fortificazioni più modeste e assai distanti dal centro abitato, a differenza di altri centri come Micene e Tirinto. Le enormi dimensioni delle mura di fortificazione instillarono ai successivi antichi greci la definizione di “mura ciclopiche” e la credenza fossero state costruite dalla celeberrima razza di giganti con un solo occhio. Sappiamo, grazie agli archivi in Lineare B (il sistema di scrittura adottato dai micenei presumibilmente variato dal Lineare A), prevalentemente dalle tavolette superstiti da Pilo e Cnosso, che i centri cittadini micenei erano, similmente quelli cretesi, spazi comuni per la ridistribuzione di beni, e constavano di aree per lo stoccaggio di olio e cereali e ambienti per specifiche attività artigianali. Sappiamo altresì questi centri micenei essere governati da un wanax (wa-na-ka), un signore con un secondo in comando, il lawagetas (ra-wa-ke-ta — capopopolo), sorta di amministratore.

Sepolture

I minoici seppellivano i membri dell’élite in pithoi (sing. pithos), grandi giare fittili — pratica riscontrata anche nel cosiddetto Cerchio di tombe a Pilo, quantunque il rinvenimento di più corpi in un’unica giara mostri i micenei deviare dalla pratica funeraria minoica. Le tholoi (tombe monumentali a volta) furono costruiti da cretesi e adottati anche dagli elladici — il vano circolare sotterraneo cresceva su strati di mattoni o pietre aggettanti disposti in cerchi concentrici fino in cima, a formare un ambiente a falsa volta, a forma vagamente di favo. Si ritiene la prima tomba a tholos sulla terraferma sia la IV a Pilo, quantunque la più iconica è senz’altro la cosiddetta Tomba di Agamennone o Tesoro di Atreo a Micene, databile al 1250 AEC circa. Due tholoi precedentemente non conosciute sono state recentemente scoperte accanto alla IV a Pilo; e, quantunque non siano state ancora datate, sono state ribattezzate tholos VI e VII.

Tholos IV at Pylos
Tholos IV at Pylos
by Peulle (CC BY-SA)

I corredi funerari delle sepolture ad asta micenee dove sono state rinvenute le iconiche maschere funebri in lamina d’oro esprimono una stretta relazione coi minoici. Come notato dall’archeologo britannico Reynold Higgins, “molto dei corredi da queste due tombe circolari è di fattura cretese, e quasi tutti i reperti mostrano influenza cretese”; caso che a Pilo è fortemente confermato dal rinvenimento della Tomba del guerriero del grifone (76). La maggior parte dei reperti rinvenuti nella ricca sepoltura esprime una predilezione per l’iconografia religiosa e l’artigianato minoico. Il periodo miceneo cosiddetto delle tombe ad asta (1600 – 1450 AEC circa) coincise con gli stadi formativi della cultura. Gli artefatti cretesi, esotici per i micenei, “vennero ricontestualizzati, in sepolture come quella del Guerriero del grifone, in un processo di fondazione e asserzione culturale” influenzato da preferenze decorative e pratiche culturali straniere (Davis, 2016, 652).

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Religione

Quantunque le complessità della religione minoica siano per noi insondabili, aspetti cultuali ce ne giungono per mezzo dell’arte. Grazie ad affreschi, anelli con sigillo, gemme incise, sappiamo essi praticassero libagioni, processioni, festini enoici, e una forma di rituale taurocatapsia (salto del toro). I minoici disponevano di un vasto corpus di preminenti simboli religiosi, rinvenuti presso santuari, sepolture e siti palaziali — ad esempio le cosiddette Corna della consacrazione, i nodi sacrali, l’ascia bipenne…

Sono state rinvenute numerose raffigurazioni di sacerdotesse e donne che eseguono rituali religiosi, e ubiquitarie sculture eburnee di una divinità cui è dagli studiosi moderni stato dato il nome di Dea dei serpenti, quantunque quello originario ci sia sconosciuto. La presenza di una principale divinità femminile, così come la sua trasmissione cultuale al continente è stata sottolineata dall’archeologa greca Nanno Marinatos: “la divinità dominante il pantheon minoico era femminile […] e simbolo ne era l’ascia bipenne. Sue rappresentazioni abbondano negli affreschi, sugli anelli con sigillo, e anche su reperti rinvenuti nella Grecia continentale” (249).

Minoan Snake Goddess, Knossos.
Minoan Snake Goddess, Knossos.
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Gli affreschi mostrano l’utilizzo di rytha (sing. rhyton), recipienti per libagioni rituali, spesso riccamente decorati. I minoici convenivano per attività religiose in santuari all’aperto: in cima ad un’altura (a non più di tre ore di cammino dagli insediamenti) o in caverne — sembrerebbe che presso questi rituali sotterranei, perché efficaci, fosse fondamentale la presenza di stalattiti e stalagmiti, ma il loro significato ci è sconosciuto.

Non molto ci è noto della religione dei micenei, salvo ciò che si è potuto desumere dai rinvenimenti archeologici. Ciò perché gli archivi in Lineare B erano per uso circoscritti al rendiconto economico e amministrativo. Possediamo prove di banchetti comuni, sacrifici animali, libagioni e offerte di cibo; e quantunque alcuni simboli religiosi minoici come l’ascia bipenne venissero adottati, non è chiaro se il significato fosse lo stesso che a Creta. Tuttavia, possediamo numerose tavolette in Lineare B che menzionano alcuni degli stessi dei venerati dai greci d’età classica, tra cui Poseidone, Zeus, Artemide ed Ermes.

Conclusioni

Le civiltà minoica e micenea furono culture diverse e con distintive caratteristiche e differenze, ma non esistettero interamente separate l’una dall’altra; le attestazioni archeologiche ci forniscono considerevoli informazioni circa la loro interconnessione, la trasmissione d’idee e beni, e il trasferimento del dominio politico e commerciale mediterraneo dalla prima alla seconda. L’influenza sui micenei dei minoici cretesi si espresse attraverso la costruzione di centri palaziali, quantunque più modesti; nelle pratiche funerarie; nel possedimento di beni e oggetti; e nell’adozione di una certa comune simbologia.

Bibliografia

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Info traduttore

Alfonso Vincenzo Mauro
Interprete e traduttore a Vietri sul Mare (SA). Condirettore del festival di cultura 'La Congrega Letteraria', a Vietri sul Mare. Corso di laurea in Storia, Universita' degli Studi di Napoli 'Federico II'.

Info autore

Kelly Macquire
Kelly is a graduate student at Monash, Melbourne Australia, who has recently completed her BA (Honours) in Ancient History and Archaeology, focussing on iconography and status in Pylos burials. She has a passion for mythology and the Aegean Bronze Age.